Frazione mineraria di Arbus che conta circa 5000 abitanti.
O almeno questo è quello che diremmo se fossimo nel periodo di massimo splendore di Ingurtosu, quando l’estrazione e la produzione di piombo, zinco e argento (cominciata addirittura nel 1855), era ai massimi regimi, e questo piccolo borgo incastonato tra le montagne e tanto tanto verde, vantava un ufficio postale, scuole, una caserma dei carabinieri, spacci aziendali, un tabacchino, e persino il cinema ed un ospedale.
Oggi invece di abitanti ne conta una decina, testimoni, insieme alle mura di questa piccola città fantasma, di quel fascino che la rende così unica e speciale: con la sua chiesetta del 1916 fatta costruire dal grande boss Lord Brassey; con quel Palazzo della Direzione del 1870 chiamato “Il Castello”; e tutte quelle miniere, da pozzo Gennamari a Piscinas, dove i minerali estratti arrivavano fino alla costa passando per la laveria Brassey a Naracauli, prima di essere caricati sulle navi mercantili.
La storia di questo luogo intinge di suggestioni un’aria già profumata di suo (dato l’immenso tappeto di macchia mediterranea che ricopre queste montagne e queste colline), dove alle gloriose vicende di una produzione mineraria tra le più importanti in Europa, si alternano le vicissitudini del fenomeno del Banditismo Sardo, tipico dei decenni post Seconda Guerra Mondiale.
Le cronache parlano di quella che fu definita la “Rapina del Secolo”, quando 9 malviventi armati fino ai denti, si introdussero nel Palazzo della Direzione, e sottrassero la bellezza di 19 milioni di Lire facendoci scappare pure due morti, prima che i carabinieri di Guspini, Iglesias ed Ingurtosu riuscissero a catturare e a smantellare la banda.
Ora Ingurtosu racconta la sua storia attraverso le tracce di un passato che vive ancora nelle viottole del borgo, e grazie anche ai siti minerari resi museo come il Pozzo Gal, in cui si può compiere un viaggio alla scoperta di un periodo storico che rappresenta la vera identità di questo angolo di Sardegna.
