Se ti capita di passare nei pressi di Sardara o San Gavino Monreale, alza lo sguardo verso quella collina che sembra dominare tutta la pianura: lassù, arroccato come un vecchio guardiano di pietra, c’è il Castello di Monreale.
Oggi è un rudere affascinante, ma basta un po’ di immaginazione per sentire ancora l’eco dei cavalieri e delle sentinelle che, secoli fa, scrutavano il Campidano da quelle torri.
La sua storia è lunga e piena di mistero. Si dice che il colle fosse già abitato in epoca nuragica e poi punico-romana, ma è nel Medioevo che il castello prende vita, diventando un punto strategico tra i confini del Giudicato d’Arborea e quello di Cagliari. Qui si decidevano alleanze, si pianificavano battaglie e, a volte, si cercava semplicemente rifugio. Persino la nobiltà aragonese vi mise piede, segno che questa fortezza, un tempo, contava davvero.
Oggi restano le mura poderose, spesse quasi due metri, e i resti di torri quadrate e circolari che spuntano tra l’erba come denti di pietra. Non serve molto per capire perché fosse considerato inespugnabile, e da lassù nelle giornate più limpide, lo sguardo abbraccia tutto il Campidano fino al Golfo di Cagliari. È uno di quei panorami che ti fanno respirare più lento, come se il tempo decidesse di prendersi una pausa insieme a te.
Raggiungerlo è già un piccolo viaggio nel viaggio, si sale tra campi e la macchia mediterranea, accompagnati dal profumo del lentisco e del mirto che riempiono l’aria. E quando arrivi in cima, davanti ai resti silenziosi del castello, ti rendi conto che non serve molto altro per sentirti dentro una storia antica.
