Appollaiato all'ombra dei Tacchi di Osini, il nuraghe Orruttu porta incisa nel nome la sua stessa storia. Il termine sardo, che significa "crollato", descrive la forza di una torre di calcare chiaro che si è piegata al tempo, mantenendo però un'impronta solida nel paesaggio dell'interno ogliastrino.
L'architettura rivela una cura costruttiva sorprendente per un monumento monotorre. I grandi blocchi di pietra locale, sagomati con precisione, sono posti a secco per assecondare la morfologia della roccia sottostante. Oltre il varco d'accesso con architrave si aprono l'andito d'ingresso, la nicchia d'angolo e le tracce della scala interna che un tempo permetteva di salire al piano superiore della struttura.
Insieme al vicino complesso di Serbissi e alla rete di vedette dell'altopiano, Orruttu rappresentava un riferimento vitale per chi viveva la montagna. Le fondamenta delle capanne sparse tra gli alberi mostrano come intorno al nuraghe battesse il cuore di un piccolo villaggio, dove le comunità dell'Età del Bronzo organizzavano il lavoro, la gestione dei pascoli e la vita di tutti i giorni.
