Nove tombe sotterranee scavate nel tufo vulcanico compongono la necropoli di Puttu Codinu, usata come sepolcreto di comunità dal Neolitico fino alle soglie dell'Età del Bronzo.
Si tratta di ipogei a domus de janas realizzati verso il 3500 a.C. per accogliere inumazioni collettive, disposti lungo un piccolo affioramento roccioso che domina la vallata tra Villanova Monteleone e la costa.
Gli artigiani preistorici modellarono l'interno della pietra scura trasformando i vani funerari in riproduzioni minuziose delle case dei vivi. Le pareti esibiscono travature a rilievo, focolari, stipiti e finti portelli verso l'oltretomba, arricchiti da corna di toro incise e tracce di ocra rossa. Questi simboli litici servivano a invocare la protezione della divinità maschile e a propiziare il ciclo di rinascita spirituale.
Gli scavi archeologici condotti nelle celle hanno portato alla luce un ricco corredo composto da ceramiche decorate della cultura di Ozieri, lame di ossidiana, grani di collana e idoli in pietra dedicati alla Dea Madre. Il sito offre oggi uno sguardo nitido sulla maestria scultorea e sulla percezione della morte custodite dalle antiche popolazioni dell'entroterra algherese.
