In mezzo al quartiere residenziale di Mamoiada, al riparo tra i muri di un giardino privato, si nasconde una delle scoperte più straordinarie della preistoria sarda. La Stele di Boeli, o Sa Perda Pintà, (la "pietra dipinta"), come la chiamano qua, non assomiglia a nessun altro monolito dell'isola.
E' una grande lastra di granito alta più di due metri, interamente incisa con cerchi concentrici che sembrano ipnotizzare chi la guarda.
L'impatto visivo è immediato. Sulla superficie della roccia, scolpita quasi cinquemila anni fa, si inseguono spirali e motivi a forma di coppa, attraversati da una linea verticale ben definita. Non sono semplici decorazioni geometriche, perché gli studiosi vi leggono i simboli legati ai cicli della vita, al culto dell'acqua e alla fertilità della terra. La precisione con cui la pietra dura è stata intagliata rivela la maestria e la profonda carica spirituale delle comunità neolitiche della Barbagia.
Trovarsi davanti alla Stele di Boeli regala una sensazione strana e affascinante. È un monumento unico nel suo genere, paragonabile solo ad alcuni grandi complessi megalitici d'Irlanda o di Bretagna, ma inserito con naturalezza nel tessuto urbano del paese. Una sosta che cambia lo sguardo su Mamoiada, svelandone l'anima più antica e misteriosa.
